Scialpinismo. Campo di Dentro (1300 mt)- Rif. Tre Scarperi- Cima Piatta Alta (2905 mt)

37 km, 1800 D+, 9 ore e mezza.

Oggi vi racconto una gita scialpinistica spettacolare nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Abbiamo raggiunto Cima Piatta Alta, nel Parco Naturale delle Tre Cime.

E’ tanto tempo che io e Igor provavamo a metterci d’accordo per andare via con gli sci ai piedi e finalmente, dopo quasi un anno, riusciamo ad organizzarci. Così, sabato 9 febbraio, riusciamo nell’impresa. La sveglia suona alle 3 e 15 di mattina e la partenza da Trieste è fissata poco dopo le 4. E’ molto presto effettivamente, ma abbiamo tanta strada da fare e quando c’è di mezzo la neve, è sempre meglio terminare le gite il prima possibile.

La scelta della meta della gita è stata oggetto di diversi pensieri. In Alto Adige, la neve abbondante caduta lo scorso weekend ha portato il pericolo valanghe a grado 3 marcato. Immaginiamo che dopo una settimana di bel tempo, la neve si sia un po’ assestata e dopo un po’ di dubbi alla fine ci convinciamo ad andare almeno a valutare sul posto.

Dopo tre ore di macchina e un caffè, arriviamo all’inizio della Val di Campo di Dentro, sulla strada che congiunge Sesto a S. Candido, in Alto Adige. La temperatura è di -9°, neanche male! Siamo in tre perché oltre a me e Igor c’è anche un suo amico, Marko anche lui! Siamo eccitati, c’è tanta neve già sulla strada. Prepariamo zaini e attrezzatura. Su gli scarponi, mettiamo le pelli sugli sci, accendiamo gli ARTVA. Piccozza, pala e sonda sono nello zaino, siamo pronti!

Sono circa le 8. La partenza è da quota 1280 mt circa. La gita prevede un avvicinamento lunghissimo. Dobbiamo arrivare al Rifugio Tre Scarperi (1626 mt) che dista poco meno di due ore dalla partenza e solo da lì si comincerà a salire sul serio. Ci mettiamo due orette (allungando pure la strada come deficienti) per arrivare al Rifugio. L’ambiente è fighissimo e siamo sostanzialmente soli.

Gli sci scivolano lungo uno strato di neve dura. C’è tanta neve, decisamente più di un metro. Fa anche freddo e il sole ancora non è spuntato dietro le montagne sopra di noi. Cominciamo qualche tratto con pendenze più marcate. Le mani faticano a scaldarsi nonostante gli sforzi comincino a farsi interessanti. Qualcuno ha già battuto traccia nella neve. Questo ci aiuta a faticare un po’ meno e ci tranquillizza almeno in parte per quanto riguarda l’aspetto valanghe. Entriamo in un canalone ampio e lunghissimo. Ci porterà sostanzialmente fino in vetta.

La neve, oltre ad essere tanta, sembra anche essere fresca e bella!

Salendo questo canale largo, arriviamo al sole. Ci scaldiamo e scopriamo di essere in paradiso. Compaiono infatti, alle nostre spalle, alcune punte di montagne. Sono, inconfondibili, le Tre Cime Di Lavaredo. Ci accompagneranno per tutta la gita.

Il sole ora scalda, sono passate ben più di tre ore, e bisogna fare pausa tè e merenda.

Ricominciando a salire, cominciamo anche a sudare. Ci togliamo strati su strati, anche i guanti sembrano inutili e anche se non bisognerebbe mai toglierli, spariscono pure quelli. Il sole è devastante e fa davvero caldo caldo.

Il tempo passa ed entriamo sempre più dentro il vallone, sempre più isolati, sempre più in alto, sempre più in cielo! Il sentiero sale su per un canalino ripido che poi sbuca su un ampio spazio aperto.

A lato, sulla sinistra, ci sono diversi pendii pieni di neve esposti a nord, dai quali stiamo ben lontani. La traccia spiana per qualche centinaio di metri prima di risalire ripida per un pendio trasversale. Paesaggio lunare.

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Qui ci fermiamo un attimo. Sulla sinistra, sopra di noi più avanti, c’è un pendio evidentemente super carico di neve. Il problema è che per proseguire dovremmo tagliarlo trasversalmente. Non sembra per niente bella come situazione, ma non ci sono altre vie per salire. Lo guardiamo con attenzione e decidiamo di avvicinarci per giudicare meglio la situazione.

Vediamo un masso enorme nella parte bassa del pendio e decidiamo di arrivare fino a lì per poi decidere cosa fare. Sotto di lui siamo al riparo, ci riposiamo a pensiamo al da farsi. Le tracce davanti a noi proseguono ma noi non siamo convinti. Sembra proprio una situazione pericolosa perché in alto si vede un cornicione di neve ventata  e il pendio è proprio zeppo di neve. L’idea potrebbe essere quella di procedere uno alla volta, velocemente, per caricare il meno possibile il pendio.

Giunto dietro il masso, ho tempo per fare due foto a Igor e Marko.

 

Mentre pensiamo, sentiamo in alto dei rumori e vediamo due ragazzi che scendono sciando. Uno alla volta attraversano il pendio in discesa fino a raggiungerci. Chiacchieriamo un po’. Sembrano due ragazzi in gamba. Ci mostrano poco davanti a noi un buco (largo 5 metri) che hanno fatto prima di salire  in mezzo a pendio, per osservare gli strati della neve. Dicono che la neve e a posto e poi scendono. Dopo 10 minuti e dopo aver rivalutato attentamente la situazione, decidiamo di proseguire.

Vado avanti, veloce più che posso, per sparire velocemente da questo pendio un po’ pericoloso. Igor e Marko mi seguono, ognuno a 50 metri di distanza. Vado su veloce e quasi in apnea. Arrivo alla fine del traverso e mi piego sulle gambe dalla fatica. Poco dopo mi raggiungono anche i miei compagni di avventura. Bravi noi!

La fatica è grande si, ma in rari casi è così gratificata. Le Tre Cime dietro di noi, sono favolose. Fanno da contorno ad un ambiente già di per se stratosferico. Il bianco della neve dipinge la dolomia creando quadri naturali unici.

Superato questo pezzo in cui bisognava stare attenti, la situazione è molto più tranquilla dal punto di vista valanghe. La traccia diventa sempre più ripida ma i pendii sono più sicuri e con esposizione migliore, almeno così sembra! Proseguiamo come muli, cominciando a  fare pendolini e traversi sempre più stretti per superare tratti ripidi.

Superiamo anche, passandoci in parte, alcuni salti di roccia. La neve comunque continua a sembrare bella! Ormai siamo alti alti alti, direi circa a quota 2650 mt. E’ da quasi 5 ore che saliamo, abbiamo fatto più di 1500 metri di dislivello in salita (complici alcuni saliscendi ) e la stanchezza comincia a farsi sentire.

Dopo tratti ripidi ripidi, arriva un pendio lungo e dolce che, in teoria, dovrebbe portarci in cima. Vado su con l’idea di non fermarmi più fino alla vetta. Vedo che la traccia va verso sinistra allungando l’ipotetica linea verso la cima. Come uno scemo, decido di battere una nuova traccia un po’ più dritta, ormai non vedo l’ora di arrivare su. Igor mi segue senza battere ciglio.

Faticaccia tremenda. Faticaccia si ma davvero in un ambiente folle.

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Vedo, finalmente, la vetta. La raggiungiamo intorno alle 13 e 30, dopo 5 ore e 30 di salita e 1800 metri di dislivello coperto.

Cima Piatta Alta (2905 mt).

Su ci cambiamo, mangiamo, beviamo, guardiamo. Ma dove siamo? Davanti a noi abbiamo, maestosa, la Croda dei Baranci. Dietro di noi il Parco Naturale delle Tre Cime. Sotto abbiamo la val Pusteria sopra la quale si vedono le Vedrette di Ries e la Valle Aurina. A sinistra lo sguardo si perde verso la Marmolada e infinite altre montagne.

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Tiriamo via le pelli, sistemiamo sci e scarponi per la discesa e siamo pronti.

Lo scialpinismo è figo. Figo davvero! Se ti piace sciare non puoi non essere attirato dal farlo nella neve fresca e in posti strani e particolari. Sciare in un bosco o su in pendio ripido, in parte ai sassi o lungo canalini stretti è qualcosa di magico. Sciare davanti, dietro e dentro montagne come queste, vi lascio immaginare cosa può significare!

La neve è figa. Se non è polvere poco ci manca e si scia davvero bene. Le urla di Igor sottolineano lo spettacolo che stiamo vivendo.

Scendendo facciamo pause spesso. La scusa è ammirare un panorama che, non posso non sottolineare di nuovo, è paradisiaco. In realtà siamo stanchi stanchi e sciare sulla neve fresca dopo tutte quelle ore in salita, non è una passeggiata!

I primi pendii ripidi sono uno spettacolo. Arriviamo poi al pendio critico e lo riattraversiamo scendendo uno alla volta velocemente. Tutto a posto anche al ritorno!

Poi le sciate diventano più avventurose. Passiamo qualche tratto di crostone brutto nel quale è quasi difficile stare in piedi con gli sci. Poi diventa una ricerca al tratto bello da sciare. Si studiano le linee migliori ( Passiamo per quel canalino? Andiamo lì di quegli alberi? Ci teniamo sulla destra che la neve è migliore?) Avventura, pura e splendida.

Ritorniamo ai margini del  bosco. Qui c’è tantissima neve fresca e le linee di discesa si ingarbugliano fra cespugli e pini mughi sotterrati da più di un metro di neve. E’ superfigo. Caschiamo un po’ di volte e non vi dico le fatiche per ritirarsi su.

Poi arriviamo al rifugio e non ci pensiamo nemmeno un secondo. Dentro a bere birra. La prima la beviamo senza nemmeno accorgerci e così ne ordiniamo un’altra. Siamo sorridenti, molto sorridenti! E’ stata una gita splendida. Abbiamo sudato e faticato molto, abbiamo visto montagne magiche e abbiamo sciato su neve super bella. Siamo soddisfatti e appagati.

Tirarsi su dalle panche del tavolo non è per niente facile. Un gruppetto di ragazze straniere che sta per uscire dal rifugio rende più facile questa agonia. Siamo pronti a rimettere gli sci ai piedi per gli ultimi 5 km di stradina bianca in discesa. Ecco, i nostri sorrisi e le montagne con il sole che cala vi faranno capire quanto bella sia stata questa giornata!

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Scendiamo sciando per la stradina bianca, lasciandoci alle spalle il parco giochi. Sono consapevole che ci tornerò.

Arriviamo alla macchina intorno alle 17 e 15, poco prima del buio. Ancora qualche urlo di gioia e strette di mano calorose ci dimostrano quanto siamo felici per la nostra giornata.

Non possiamo che essere soddisfatti! Gita da urlo e non per tutti. Non ci sono particolari difficoltà tecniche, ma partendo dall’inizio della valle, il percorso è davvero lungo ed impegnativo. Sono parecchio soddisfatto anche per come abbiamo affrontato la situazione sul pendio critico. Eravamo pronti a tornare indietro, abbiamo valutato e deciso con calma e usando la testa.

Scialpinismo ragazzi, Scialpinismo! E’ quello sport per cui non puoi non amare la fatica. Non puoi praticarlo solo per sciare, ti prenderesti dei bidoni incredibili. Se ami la fatica e ti piace sciare, non puoi non provarlo!

Grazie a Igor, boss della gita e compagno di sempre più belle avventure fra le montagne! Grazie a Marko, roccia indistruttibile che non molla mai!

Grazie alle montagne che ci offrono sempre il massimo e ci regalano emozioni uniche!

Buone gite e buona traccia,

Zane

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